16/05/2011
A un anno dal suo debutto, la posta elettronica certificata non ha mantenuto la promessa di rivoluzionare (e semplificare) il rapporto tra il cittadino e la pubblica amministrazione. I numeri sono impietosi: soltanto 500 mila, su un milione di mail registrate, le caselle attive ad aprile. Un risultato che va nel senso opposto a quello auspicato da Palazzo Vidoni dodici mesi fa. L'obiettivo dichiarato di un milione di caselle attive si e' infatti fermato a metà strada. O a un sesto del percorso, se si considera che il ministro della Pa e dell'Innovazione, Renato Brunetta (foto) puntava a quota tre milioni.
Ma il senso del ritardo del progetto, fino a questo punto, e' nei dati relativi all'utilizzo degli indirizzi di posta certificata. I messaggi inviati e ricevuti tra marzo e aprile ammontano a 550 mila. Ciò vuol dire che mediamente, un cittadino ricorre allo strumento ogni due mesi. E che in molti hanno inviato quell'unico messaggio per attivare la casella, dal momento che l'operazione richiede la registrazione sul sito www.postacertificata.gov.it e il suo perfezionamento presso gli uffici postali.
L'uso della Pec, se comincia a prendere piede tra i professionisti, denuncia un forte ritardo presso l'utente medio. Per rilanciare il servizio offerto dalla Pa, si punta alla digitalizzazione di alcune attività da parte delle amministrazioni più grandi. Su questa strada si stanno muovendo l'Agenzia delle Entrate, e a ruota potrebbero seguirla Inps, Inpdap, Aci e Sose.
Sul fronte della pubblica amministrazione, la battaglia portata avanti da Brunetta sta dando buoni frutti. E se all'avvio della Pec erano 6 mila le amministrazioni che si erano messe alla pari con l'innovazione, oggi il numero e' quadruplicato.
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