
18/08/2011
Meno pressione fiscale e burocrazia per rilanciare investimenti e innovazione
Intervista a Luigi Perissich, direttore generale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici
Confindustria ha da tempo posto in cima alle priorità la questione "fisco". Cosa chiedono nello specifico gli industriali al Governo?
Confindustria ha innanzitutto apprezzato le misure fiscali introdotte dal Governo con il decreto Sviluppo che, una volta convertito in legge, darà un contributo positivo per promuovere la ricerca, per l'occupazione nel Mezzogiorno e per la semplificazione fiscale. In particolare viene istituito, in via sperimentale per gli anni 2011-2012, un credito d'imposta del 90% a favore delle imprese che finanziano progetti di ricerca in Università e Enti pubblici di ricerca. In linea con il "Patto Euro plus" per la promozione della produttività nelle regioni in ritardo di sviluppo e', inoltre, previsto un credito d'imposta nella misura del 50% dei costi salariali per ogni lavoratore assunto nel Mezzogiorno a tempo indeterminato, anche in part-time. Il provvedimento contiene infine, una serie di semplificazioni fiscali per quanto riguarda i rapporti con le Autorità, le procedure per le ristrutturazioni edilizie, le norme sulla contabilità semplificata, gli acquisti con carte di credito e bancomat, i rapporti dei contribuenti con l'Amministrazione fiscale o gli Enti previdenziali, le richieste di compensazione fiscale, il regime di contabilità semplificata, le schede carburante, le procedure di esecuzione, il regime dei debiti tributari, le procedure per l'attestazione di distinzione, la riepilogazione delle fatture mensili, la rivalutazione dei terreni edificabili e di partecipazioni non negoziate attraverso un'imposta sostitutiva. Un "pacchetto" insomma che complessivamente abbiamo accolto con favore. Tuttavia questo decreto e' solo una parte delle misure che servono alle imprese e che Confindustria propone da tempo per promuovere l'innovazione e stimolare la competitività. Le imprese italiane si trovano in una condizione in cui al fisco va il 68% dell'utile lordo dell'impresa. Venti punti in più che in Germania. Sui lavoratori dipendenti, fatto 100 il costo aziendale, il salario netto e' solo poco sopra il 40%. Le richieste politiche di Confindustria fatte a Bergamo, e confermate nell'Assemblea di Roma, peraltro non nuove, sollecitano in sintesi l'abolizione dell'IRAP, sgravi consistenti per i lavoratori e le imprese e una riforma fiscale che limiti energicamente il perimetro l'intervento nell'economia dello Stato.
Il credito d'imposta per le assunzioni al Sud secondo lei potrà sbloccare la difficile situazione nel meridione?
Per risollevare il Sud e colmare il gap che si e' andato accentuando con il resto del Paese non basta intervenire con un credito d'imposta per le assunzioni. La misura, come le altre del decreto sviluppo, non e' strutturale e sarà necessario valutarne gli effetti dal punto di vista quantitativo. Il ritardo del Mezzogiorno e' infrastrutturale e culturale, e va misurato in termini di innovazione e conoscenza. Sono troppe le promesse mantenute solo in parte e gli interventi straordinari che non hanno raggiunto gli obiettivi sperati. Serve un impegno, anche politico, che realizzi un "Progetto per il Mezzogiorno" a livello di sistema, che offra vantaggi alle imprese, ma che intervenga anche sull'apparato pubblico che al Sud più che al Nord ha bisogno di modernizzazione e di efficienza. I Fondi strutturali europei possono rappresentare una chiave strategica di sviluppo per le regioni del sud, potenziando e indirizzando il loro utilizzo per l'innovazione dei servizi, fattore essenziale per la competitività delle imprese e la modernizzazione della Pa.
Si parla sempre del ritardo cronico dell'Italia in tecnologia e innovazione. Una riforma fiscale potrà rilanciare investimenti e innovazione, soprattutto delle Pmi?
La risposta e' affermativa. La nostra Federazione nel 2008 ha realizzato un libro bianco sul fisco: "Primo rapporto sul sistema della fiscalità del settore dei servizi innovativi e tecnologici" in cui ha evidenziato come nei servizi, più che nel settore manifatturiero, sia necessaria una riforma fiscale che "riequilibri" le componenti di prelievo. Le basti considerare l'onere dell'IRAP sulle imprese ad alta intensità di capitale umano e lavoro, come quelle dei servizi, dove il carico di questa tassa e' diventato insostenibile. L'incidenza dell'IRAP effettiva sull'utile di esercizio ante imposte in alcuni specifici comparti dei servizi può arrivare quasi al 53% e sommando l'aliquota nominale IRES (pari al 33%) si arriva in alcuni casi ad una tassazione complessiva dell'utile ante imposte di circa l'86%, che penalizza in particolar modo le piccole e medie imprese. Questa pressione fiscale va a scapito della disponibilità di risorse per gli investimenti e l'innovazione, soprattutto per quanto riguarda le Pmi. Se consideriamo quale e' "l'incidenza" in Italia delle piccole e medie imprese sull'intero sistema produttivo nazionale sono evidenti le ricadute e gli effetti per l'intero Paese.
Quali sono le proposte presentate al Governo a riguardo?
Non e' più rinviabile una riforma che mira a una forte semplificazione e alla riduzione della pressione fiscale sul sistema produttivo, principale contribuente alla creazione di Pil, di occupazione e di gettito. L'attuale contingenza economica e i vincoli di bilancio impongono di continuare nell'opera di riduzione della spesa pubblica inefficiente, attraverso la semplificazione, l'efficienza e la trasparenza che possono derivare dai processi di innovazione. La lotta all'evasione fiscale può trarre grande beneficio dalla maggiore diffusione delle tecnologie ICT nei sistemi di pagamento, nelle procedure amministrative e di contabilità, nella moneta elettronica, così come il contrasto nei confronti della corruzione e la concussione, che trovano terreno fertile proprio nella scarsa trasparenza degli appalti e nella complicazione delle procedure amministrative. La Corte dei Conti stima in circa 60 miliardi di euro la "tassa" che ogni anno viene "pagata" a causa di questi fenomeni. Anche in questo caso la realizzazione dei progetti di e-Government e l'informatizzazione della pubblica amministrazione possono dare un valido contributo per migliorare la situazione.
Nell'ambito del più ampio disegno dell'attesa riforma fiscale che il Governo intende realizzare si può anche pensare ad una eventuale rimodulazione del rapporto IVA-IRAP.
D'intesa con Confindustria, sull'IRAP e' necessario intervenire mediante l'introduzione di un meccanismo di deducibilità del costo del lavoro dalla base imponibile ovvero, in alternativa, deducibilità dell'IRAP dall'IRES.
Inoltre e' opportuno considerare l'ipotesi di un "tetto" alla tassazione complessiva, eventualmente "calibrato" in relazione al "peso" nei macro comparti produttivi.
Andranno previsti inoltre ulteriori interventi a favore della riduzione del cuneo fiscale alleggerendo il costo del lavoro sostenuto dalle imprese, ovvero evitando addizionali IRAP sulle imprese per coprire i disavanzi delle Amministrazioni Locali sulla sanità.
Alla riduzione di gettito, che queste proposte comportano, si potrà far fronte puntando da una parte ad accelerare i processi di crescita economica; dall'altra ai risparmi derivanti dalla diminuzione della spesa corrente da realizzare attraverso interventi di razionalizzazione ed efficientamento, non ultimi quelli conseguenti all'introduzione di tecnologie e servizi innovativi nelle Amministrazioni e all'informatizzazione prevista dai Piani di e-Government. Secondo il progetto "Italia digitale", che abbiamo presentato al ministro Brunetta, solo nella sanità, l'introduzione delle nuove tecnologie porterebbe a un risparmio intorno agli 8,7 miliardi di euro.
A cura di : Martina Fusco
Tags : pressione fiscale, burocrazia, investimenti, innovazione, Confindustria Servizi Innovativi
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