15/09/2011
Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha firmato il decreto contenente la manovra approvata in via definitiva dalla Camera. I voti a favore sono stati 314, i voti contrari 300. Con il sigillo del presidente della Repubblica, il decreto è divenuto a tutti gli effetti legge dello Stato. Via libera accompagnato dalla fiducia al governo con 316 sì e 302 no.
L’ok della Camera arriva sullo stesso testo licenziato dal Senato dove il decreto, approvato dal governo a ridosso di Ferragosto per fronteggiare le forti tensioni sui mercati finanziari, è stato profondamente modificato raggiungendo quota 53,3 miliardi nel 2013, anno in cui si dovrà arrivare al pareggio di bilancio. L’ultimo passaggio sarà la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale.
Tra le principali misure del provvedimento, un nuovo giro di vite sulle spese dei ministeri e degli enti locali, l'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, l'aumento dal 20% al 21% dell'Iva, il taglio delle agevolazioni fiscali, l'inasprimento della lotta all'evasione fiscale compreso il carcere per i grandi evasori, il contributo di solidarietà del 3% per i super ricchi e licenziamenti più facili.
Decisivo, al riguardo, l’incontro avvenuto nel pomeriggio al Quirinale tra Napolitano e Berlusconi, accompagnato dal sottosegretario Gianni Letta. Un colloquio costruttivo sul pacchetto di correttivi applicati alla manovra ma non solo. Si è parlato di economia più in generale e dei ripetuti attacchi ai Btp precipitati martedì a 405 punti del differenziale di rendimento con lo spread a quota 390.
Il Capo dello Stato ha dato così il suo benestare al decreto esprimendo, al tempo stesso, preoccupazioni sulle sorti della moneta unica europea. Priorità essenziale, secondo Napolitano, diviene ora proprio il consolidamento dell’euro, interesse vitale per l’economia mondiale.
Subito dopo l’approvazione della manovra, il Consiglio dei Ministri si è riunito in un vertice straordinario con l’obiettivo di trasmettere alle Camere in tempi brevi la bozza di riforma costituzionale licenziato dal Cdm dello scorso luglio. Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione, ha anticipato che “l’iter per il dimezzamento dei parlamentari, la fine del bicameralismo perfetto e la nascita del Senato federale” sono ad un passo dalla loro realizzazione. Il testo, infatti, sarà inviato con urgenza ai due rami del Parlamento. “Alla prima commissione della Camera - ha aggiunto Calderoli - dovrebbe andare il provvedimento sulle Province, a quella del Senato invece la riforma complessiva".
Numerosi gli ordini del giorno presentati da tutti i gruppi politici. È stato accettato dal governo anche quello di Domenico Scillipoti riguardante la possibilità di valutare l’adozione di nuovo condono fiscale. Con 137 astenuti (soprattutto di Lega e PdL) la Camera ha approvato anche un odg presentato dal deputato di Fli Enzo Raisi, per la revisione delle esenzioni fiscali di cui beneficia la Chiesa.
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