03/10/2011
Un brusco stop ai fondi in caso di allarme rosso su deficit e debito oltre le soglie consentite dal Patto di Stabilità europeo. L’ipotesi, che sta prendendo sempre più corpo negli ultimi giorni, sarà al vaglio della Commissione Ue che tornerà a confrontarsi mercoledì 5 ottobre. Discussione che potrebbe inevitabilmente imprimere un’impronta su quella che sarà la proposta di riforma delle politiche strutturali per il 2014-2020. Il piano verte anche su di un incentivo alla qualità e all’efficienza nell’utilizzo dei fondi, con un canale privilegiato per le Piccole e medie imprese. Previsto anche un terzo sbocco con l’estensione del fondo di globalizzazione per il settore agricolo.
Il quadro generale di riforme che riguardano strettamente da vicino i fondi strutturali è materia parecchio delicata, soprattutto se si considerano i fondi previsti da mettere a distribuzione: ben 376 miliardi di euro, quasi un terzo dell’intero bilancio europeo.
Le misure che dovrebbero essere introdotte dovrebbero fungere da vero e proprio freno per quelle economie sotto stress, come l’Italia, che si trovano tuttora a fare i conti con uno Stato di salute pubblica deficitaria. Inoltre vogliono rappresentare un incentivo per tutti i Paesi intenzionati a sedere al tavolo per spartirsi le fette della torta, per rispettare gli impegni presi con l’Ue.
Un vero e proprio vincolo che si tradurrà con un limite massimo del deficit fissato sotto la soglia del 3% e con il debito sotto il 60% del Pil. In caso di mancata osservanza delle due quote , si passerà prima alle sanzioni della Commissione e, successivamente, all’immediata sospensione dei contributi europei.
Sul tavolo delle proposte, inoltre, anche ulteriori bonus legati all’efficienza della gestione dei fondi, già in programma nel bilancio 2014-2020. “Una quota di finanziamenti potrebbe venire accantonata - come spiega il documento inviato da Bruxelles - e messa a disposizione delle amministrazioni nazionali in funzione della qualità dei programmi e dei progressi compiuti”. Un assist dunque per Paesi come l’Italia che potrebbero e dovrebbero dare una svolta alla propria politica europea. Secondo una rilevazione dell’Ue aggiornata a metà settembre, infatti, con una media del 18,1% delle risorse spese rispetto a quelle allocate, l’Italia è al terzultimo posto alla voce “tasso di assorbimento” dei fondi strutturali. Fanno peggio di noi solo Romania e Bulgaria.
Parlamento Ue approva riforma governance. Nuove sanzioni su deficit e debito