14/11/2011
Brusca frenata degli investimenti per l’Ict nella Pubblica Amministrazione. Dal 2005 al 2011 la spesa è passata da 6926 a 5578 milioni di euro. Un calo dovuto alla limitazione dei fondi elargiti e che hanno influito sulla mancata modernizzazione dell’apparato, come spiega "Affari e Finanza".
Delle novità studiate dal ministero dell’Innovazione, presieduto da Renato Brunetta (foto), poche hanno visto l’effettiva attuazione. Anzi, la carta d’identità e i pagamenti elettronici, la Posta elettronica certificata (Pec), sono stati motivo di frizione con il ministero dell’Economia restio ad aprire i cordoni della borsa. Le amministrazioni hanno registrato solo un modesto 3,5% di investimenti.
L’unico dato in controtendenza riguarda la sanità che ha visto aumentare i fondi per l’Ict seppur di poco (2,4%) così ripartiti sul territorio: Regioni del Nordovest 45%, 23% Nordest, 19% Sud, 13% Centro. Nonostante l’incremento lieve, l’Italia resta terzultima nella graduatoria europea per quanto riguarda la spesa sanitaria pro capite (15,78 euro). Continuano a pesare sullo sviluppo Ict anche altre problematiche: i rapporti con i fornitori, gli ostacoli che incontrano le Pmi lungo il loro cammino (soprattutto all’inizio) ed i ritardi dei pagamenti che sforano di gran lunga le soglie di sostenibilità.
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