29/11/2011
Cinque anni di reclusione all’ex banchiere Cesare Geronzi (foto); quattro anni ad Alberto Giordano, all’epoca dirigente di Capitalia; tre anni e sette mesi per Matteo Arpe, l’allora amministratore delegato del gruppo. Queste le condanne inflitte nell’ambito del processo Ciappazzi, nato da un’altra inchiesta, quella relativa al fallimento della Parmalat del 2003.
Secondo quanto è stato ricostruito dai pubblici ministeri di Parma, l’ex patron Callisto Tanzi riuscì ad aggiudicarsi l’azienda di acque minerali ad un prezzo irrisorio considerato il mercato.
Geronzi, all’epoca dei fatti numero uno della Banca di Roma, per il quale era stata avanzata la richiesta di una condanna di sette anni, è accusato di bancarotta fraudolenta e usura. Per Arpe, invece, l'accusa è di bancarotta fraudolenta in merito a un prestito ponte da 50 milioni di euro concesso dall'istituto di cui era amministratore delegato al gruppo agroalimentare.
Il tribunale di Parma ha inoltre condannato a tre anni e tre mesi gli allora due manager di Capitalia, Eugenio Favale e Antonio Muto. Stessa pena per un altro ex dirigente della banca, Alberto Monza.