10/01/2012
Dati impietosi e preoccupanti sono quelli contenuti nella XIII edizione del rapporto presentato da Confesercenti e Sos Impresa dal titolo “Le mani della criminalità sulle imprese”. Il fatturato della criminalità, mafiosa e non, cresce a dismisura. Un giro d’affari di circa 140 miliardi di euro (quasi il 7% del Pil) con un utile che sfiora i 100 miliardi di euro e 65 miliardi di liquidità, sono i numeri che certificano una realtà. In tre anni 190mila imprese hanno chiuso i battenti per debiti o usura che, con il dilagarsi della crisi economica, si riscontra sempre di più. Dal 2008 al 2011 l’indebitamento delle imprese ha raggiunto i 180mila euro, il doppio rispetto allo scorso decennio. Aumenta anche il numero dei fallimenti del 46%. Gli usurai che approfittano del momento nero delle imprese, sono passati da circa 25mila a più di 40mila; sono 200mila, invece, i commercianti che si sono avvicinati agli strozzini pur di salvare la propria attività. La vittima preferita dell’usura è il commerciante al dettaglio, di alimentari, di gestori di negozi di abbigliamento e calzature, fiorai.
Il business non ha lasciato indifferente la camorra che ha fiutato l’affare e si è assicurata una larga fetta degli introiti. Il rapporto sottolinea come “molti boss non considerano più spregevole tale attività, anzi il titolo di usuraio mafioso si inserisce compiutamente in quell'economia corsara, immensamente ricca e altrettanto spregiudicata. Le operazioni censite che hanno coinvolto esponenti della criminalità organizzata sono aumentate in tre anni del 52,5%”.
Cambio al vertice, infine, nella classifica delle città più violente: Roma supera anche Napoli e Catania tra omicidi, estorsioni, regolamenti di conti, usure e rapine. Alla capitale anche il triste primato dell’usura. In aumento il numero delle rapine ai danni di commercianti che non riescono a pagare il pizzo facile. Il rapporto specifica che la “la violenza investe le periferie e le borgate, ma anche il centro storico e quartieri più ricchi come Prati, l'Eur e i Parioli”.