17/01/2012
Il ministro della Giustizia, Paola Severino, in un’audizione alla Camera, ha parlato dello stato dello stato latente dell’apparato e della necessità di riformarlo al più presto. “Per quanto possa apparire paradossale, proprio oggi, in presenza di una drammatica congiuntura economica internazionale, si presenta l'occasione, forse irripetibile, di riformare davvero il sistema giudiziario italiano” ha spiegato il ministro. “Gli interventi messi a punto dal governo Monti - ha proseguito - per migliorare la situazione del sistema giustizia non sono ancora riusciti a determinare una svolta positiva e strutturale nel sistema giudiziario italiano ma non mancano né i segnali positivi, né le potenzialità che consentono di prevedere un miglioramento concreto”. Il problema in cima alla lista resta quello della giustizia lenta che costa un punto percentuale di Prodotto interno lordo: “Un quadro che desta forti preoccupazioni sia in ordine all'enorme mole dell'arretrato da smaltire che, al 30 giugno del 2011, è pari a quasi 9 milioni di processi, sia con riferimento ai tempi medi di definizione che nel civile sono pari a sette anni e tre mesi (2.645 giorni) e nel penale a quattro anni e nove mesi (1.753 giorni)”. Sono in aumento, di conseguenza, le cause intraprese dai cittadini per "ottenere un indennizzo per questi ritardi". Per ingiusta detenzione ed errore giudiziario, inoltre, lo Stato “ha subito un esborso pari ad oltre 46 milioni di euro”.
In cima ai pensieri del ministro Severino resta la qualità della vita carceraria: “Sento fortissima, insieme a tutto il governo, la necessità di agire in via prioritaria e senza tentennamenti per garantire un concreto miglioramento delle condizioni dei detenuti, ma anche degli agenti della polizia penitenziaria, che negli stessi luoghi ne condividono la realtà e, spesso, le sofferenze”. Nessun riferimento però ad una possibile amnistia poiché resta una scelta del Parlamento. L’altro capitolo riguarda lo snellimento degli uffici giudiziari e i costi dovuti alla burocrazia che restano altissimi.
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