23/01/2012
Nel 2011, quasi un fallimento su tre è stato causato dai ritardi nei pagamenti. E’ la drammatica rilevazione della Cgia di Mestre secondo cui a fronte di 11.615 imprenditori italiani che hanno portato i libri contabili in Tribunale, circa 3.600 (pari al 31% del totale) lo hanno fatto a causa dell’impossibilità di incassare in tempi ragionevoli le proprie spettanze. Una situazione, che in Europa non ha eguali.
Secondo i dati Intrum Justitia, la percentuale di aziende che in Europa falliscono a causa dei ritardati pagamenti è pari al 25% del totale
Drammatica è soprattutto la situazione per le piccole e medie imprese che lavorano con la Pubblica amministrazione italiana: i pagamenti vengono onorati dopo 180 giorni (+52 giorni rispetto al 2009) con un ritardo medio, nei confronti dei termini contrattuali, di 90 giorni. Poco a che vedere con le situazioni che si verificano negli altri Paesi del Vecchio Continente: in Francia le fatture vengono "saldate" a 64 giorni (6 giorni in meno rispetto al 2009), nel Regno Unito a 47 giorni (-2) e in Germania a 35 giorni (-5 rispetto al 2009).
In Italia il trend dei ritardi è peggiorato di pari passo con la crisi economica. In questi ultimi 4 anni - rivela la Cgia - è quasi raddoppiato (+97,5 %). Se, infatti, nel 2008 la media era di 27 giorni, l’anno scorso gli imprenditori italiani sono stati pagati mediamente con 53 giorni di ritardo. Se poi teniamo conto che i tempi medi effettivi di pagamento che si registrano in Italia sono i più elevati d’Europa (180 giorni se il committente è la Pubblica amministrazione, 103 giorni se il committente è un’azienda privata), la situazione che si è sviluppata in questi ultimi ani è drammatica: tra il 2008 ed il 2011 hanno fallito oltre 39.500 aziende.
“Pur riconoscendo che questo Governo ha iniziato con il piede giusto - commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - è necessario che recepisca quanto prima la Direttiva europea contro il ritardo nei pagamenti. La mancanza di liquidità sta facendo crescere il numero degli ‘sfiduciati’, ovvero di quegli imprenditori che hanno deciso, nonostante i grossi problemi che si sono accumulati in questi ultimi anni, di non ricorrere all’aiuto di una banca”.
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