23/01/2012
Contrariamente da quanto previsto da alcuni analisti, la domanda di credito da parte delle imprese italiane nel 2011 è rimasta sostanzialmente stabile. I dati emergono dal Barometro CRIF, elaborato sulla base del patrimonio informativo di EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi a oltre 8 milioni di linee di credito attribuite a utenti business.
La domanda di credito segna solo una lieve diminuzione, pari a -1% rispetto al 2010, in miglioramento rispetto al calo registrato nell’anno precedente, quando invece la contrazione era stata del -5%.
Rispetto al 2009, quando la crisi economica si era da poco conclamata, il decremento complessivo delle richieste rilevato nel 2011 è stato pari a -6%, quindi senza il drammatico crollo che si era temuto.
Per avere segni positivi negli andamenti della domanda anno su anno è però necessario risalire agli andamenti degli anni 2009 (+12%) e 2008 (+8%).
Rispetto al 2010, nel 2011 si registra uno spostamento verso la classe di importo più bassa (fino a 5.000 euro), che assorbe anche la quota maggiore di domande con una quota pari a oltre il 43% del totale. Complessivamente, l’importo medio dei finanziamenti richiesti dalle imprese italiane nell’anno appena concluso è stato di poco superiore ai 38.000 euro a fronte dei quasi 45.000 euro del 2010 e dei 45.500 euro del 2009.
L’andamento delle richieste di credito rappresenta un indicatore importante per tastare il polso alle imprese e valutare il loro livello di fiducia nei confronti del futuro e la propensione a investire. L’anno appena concluso è stato caratterizzato da una congiuntura economica negativa, tuttavia le imprese italiane non hanno smesso di rivolgersi agli istituto di credito per finanziare la loro attività e superare questa difficile fase.
La crescita del rischio Paese ha generato un aumento rilevante del costo della provvista per gli istituti di credito oltre alla necessità di definire requisiti di capitale più stringenti, che si sono riflessi inevitabilmente sul fronte degli impieghi. La perdurante debolezza della domanda di credito, spiega Crif, potrebbe comunque essere riconducibile anche a una sorta di autocensura preventiva da parte delle imprese che, in questa fase di profonda incertezza, preferiscono rinviare gli investimenti a momenti più propizi.
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