
29/01/2012
Rapporto Eurispes: l'Italia è sfiduciata, quasi due giovani su tre pronti a lasciare il Paese
Nella schiacciante maggioranza degli italiani, il 71,6%, la fiducia è diminuita. Il 60% dei giovani tra 18 e 24 anni, seguiti a poca distanza dai 25-34enni, prende in considerazione la possibilità di intraprendere un progetto di vita all'estero
Un Paese sfiduciato, con il solco tra società civile e istituzioni che si allarga sempre di più. E' questa, in estrema sintesi, la realtà fotografata dal rapporto Eurispes 2012 che sottolinea come "per il 71,6% degli italiani la fiducia è diminuita, mentre soltanto per il 4,1% è aumentata" rispetto allo scorso anno: "Nonostante un lievissimo incremento nella percentuale dei cittadini che dichiarano di aver maggiore fiducia nelle Istituzioni rispetto allo scorso anno (+1,9%) - sottolinea ancora il rapporto - l'alto tasso di sfiducia non può che essere interpretato come una vera e propria presa di distanza nei confronti del sistema istituzionale in generale. L'aumento dei delusi, tra un anno e l'altro, passa dal 68,5% del 2011 al 71,6% del 2012 e, raffrontato con il 2010 (45,8%) segna un incremento superiore al 26%". Soprattutto, ad esprimere il senso di sfiducia più forte "sono i giovani tra i 25 e i 34 anni (74,6%)".
Per gli italiani, inoltre, la crisi attuale è soprattutto colpa della classe politica. "Per i cittadini, due sono le cause maggiori che hanno portato alle attuali difficoltà del Paese", spiega l'Eurispes: "l'incapacità della classe politica (52,9%) e della classe dirigente in generale (30,8%), segue a distanza l'impossibilità di governare una crisi di dimensioni internazionali (8%) e l'inadeguatezza e la forte burocratizzazione della pubblica amministrazione (2,3%). Il fallimento del modello capitalistico, le previsioni errate degli economisti e l'inadeguatezza dei sindacanti vengono indicati in percentuali minime (1,5%, 0,5% e 0,3%)".
Emblema del Paese che fa fatica a credere nel futuro e ad accordare fiducia a chi dovrebbe soprintendere al benessere della comunità nazionale è quel 60% di giovani di età compresa tra 18 e 24 anni, seguiti a poca distanza dai 25-34enni, che si dice disposto a intraprendere un progetto di vita all'estero. Più precisamente, il 59,8% dei giovani (18-34 anni) si dichiara disponibile a espatriare, così pure 57,1% tra i 25-34enni. Il dato scende al di sotto del 50% tra i 35-44enni (45,2%) per poi calare in maniera più decisa tra i 45-64enni (35%) e ancor tra gli over65 (20,5%). Sulle motivazioni alla base di un ipotetico trasferimento all'estero, non ci sono dubbi: a prevalere nettamente sono le maggiori opportunità lavorative (22,9%), seguite a molta distanza dalle opportunità più genericamente intese (14,1%) e dal minore costo della vita (11,8%).
Quanto invece a spendersi in prima persona per le sorti collettive, gli italiani, dal sondaggio, non sembrano molto propensi a farlo: la maggioranza del campione (59,6%) si è infatti detto "poco" (42,9%) o "per niente" (16,7%) stimolata ad impegnarsi per la ripresa del Paese, a fronte di un 38,3% che si è invece definito "abbastanza" (30%) o "molto" (8,3%) spronato in tal senso.
A cura di : Francesco Ruoppolo
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