30/01/2012
La questione dei ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione alle imprese fornitrici
“è un problema prioritario”, e il Governo “ci sta mettendo la testa”, perchè “i tempi di pagamento sono diventati insostenibili”. Lo ha ribadito il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi intervenuto Radio 24.
Dunque l’esecutivo conferma la volontà di porre rimedio ad un emorragia che fino ad ora ha prodotto una montagna di debiti della Pa nei confronti delle imprese fornitrici pari ad una cifra che oscilla tra 60-70 miliardi di euro.
I primi interventi si sono concretizzati con lo sblocco di 5,7 miliardi nel decreto sulle liberalizzazioni, che saranno utilizzati per erodere parzialmente l’enorme debito accumulato.
Il secondo intervento punterà ad anticipare il recepimento della nuova direttiva europea che fissa tempi certi per i pagamenti alle imprese (60 giorni) previsto nel 2013.
Ma il lavoro “dietro le quinte” del ministero dello Sviluppo economico e di quello dell’Economia non finisce qui. Infatti l’obiettivo dei due ministeri - secondo indiscrezioni pubblicate da Il Sole 24 Ore - sarebbe quello di uniformare l’iter dei pagamenti per tutte le amministrazioni. Questo sistema porterà la Pa ad utilizzare le stesse modalità nei pagamenti per i servizi ricevuti.
L’altro intervento potrebbe riguardare una gestione più razionale del rapporto tra competenza e cassa, accorciando sensibilmente la forbice tra l’autorizzazione “a spendere” e disporre della cassa cioò del denaro reale.
Queste ipotesi sono musica alle orecchie delle numerose Pmi che lavorano con gli enti pubblici. Il mondo imprenditoriale vede di buon occhio infatti tutti gli interventi mirati a migliorare una situazione che relega l’Italia agli ultimi posti in Europa nei tempi di pagamento della Pa.
Le imprese inoltre chiedono a gran voce che siano rese finalmente applicabili altre due misure ritenute utili per la risoluzione del problema: si tratta della compensazione tra debiti e crediti della Pubblica amministrazione e la certificazione dei crediti.
La prima permetterebbe alle imprese di compensare quanto dovuto al fisco con i crediti vantati nei confronti della Pa ed è prevista dalla legge 122 del 2010 ma attualmente è bloccata per mancanza del decreto attuativo. La seconda misura, che consentirebbe alle Pmi di incassare da banche o intermediari il credito vantato con la Pa attraverso la certificazione dello stesso, è di fatto una misura inutilizzabile perchè non estesa alla Sanità e non consentita agli enti commissariati e alle Regioni sottoposte a piani di rientro dei deficit sanitari.
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