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Il made in Italy sparisce: in mani straniere marchi per 5 miliardi l’anno 02/02/2012

Il made in Italy sparisce: in mani straniere marchi per 5 miliardi l’anno


Allarme lanciato da Sergio Marini, presidente della Coldiretti: “Il prossimo passo rischia di essere la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli all’estero”


Il made in Italy sparisce: in mani straniere marchi per 5 miliardi l’anno

C’era una volta il Made in Italy. “Nello spazio di dodici mesi - sottolinea Marini - sono stati ceduti all’estero tre pezzi importanti del Made in Italy alimentare che sta diventando un appetibile terra di conquista per gli stranieri con la tutela dei marchi nazionali che è diventata una priorità per il Paese”.
L’allarme è stato lanciato dal presidente della Coldiretti Sergio Marini in occasione dell’inaugurazione della Fieragricola di Verona.
Secondo i rilievi di Coldiretti sono passati in mani straniere marchi storici dell’agroalimentare italiano per un fatturato di oltre 5 miliardi di euro nell’ultimo anno.
L’ultimo “pezzo da novanta” del Made in Italy - ricostruisce Coldiretti -  a passare in mani straniere è stata la Ar Pelati, acquisita dalla società Princes controllata dalla Giapponese Mitsubishi. Poche settimane prima era toccato alla Gancia, casa storica per la produzione di spumante, essere acquistata dall'oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vokda Russki Standard. La francese Lactalis è stata, invece protagonista - sottolinea la Coldiretti – dell’operazione che ha portato la Parmalat finire sotto controllo transalpino. Ma andando indietro negli anni non mancano altri casi importanti, dalla Bertolli, acquisita nel 2008 dal gruppo spagnolo SOS, alla Galbani, anche questa entrata in orbita Lactalis, nel 2006. Lo stesso anno gli spagnoli hanno messo le mani pure sulla Carapelli, dopo aver incamerato anche la Sasso appena dodici mesi prima. Nel 2005  la francese Andros aveva acquisito le Fattorie Scaldasole, che in realtà parlavano straniero già dal 1985, con la vendita alla Heinz. Nel 2003 hanno cambiato bandiera anche la birra Peroni, passata all'azienda sudafricana SABMiller,  e Invernizzi, di proprietà da vent’ani della Kraft e ora finita alla Lactalis. Negli anni Novanta erano state Locatelli e San Pellegrino ad entrare nel gruppo Nestlè, anche se poi la prima era stata “girata” alla solita Lactalis (1998). La stessa Nestlè – conclude la Coldiretti - possedeva già dal 1995 il marchio Antica gelateria del Corso e addirittura dal 1988 la Buitoni e la Perugina.
“Si è iniziato con l’importare materie prime dall’estero per produrre prodotti tricolori - ha aggiunto Marini - Poi si è passati ad acquisire direttamente marchi storici e il prossimo passo rischia di essere la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli all’estero. Un processo - continua il presidente di Coldiretti - favorito dalla crisi di fronte al quale occorre accelerare nella costruzione di una filiera agricola tutta italiana che veda direttamente protagonisti gli agricoltori per garantire quel legame con il territorio che ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi”. 



A cura di : Maurizio Pezzuco


Tags : made in italy, coldiretti prodotti italiani, marchi italiani, coldiretti made in italy, marini

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