L’annoso (e mai risolto) problema dei
ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione irrompe nell’Aula del Senato con 5 mozioni presentate trasversalmente da tutti gli schieramenti politici.
I debiti arretrati che gli enti pubblici hanno accumulato nei confronti delle imprese fornitrici di beni e servizi ammontano ormai a circa 70-90 miliardi di euro.
Il governo per voce del Sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze,
Gianfranco Polillo ha chiesto di rinviare la discussione e sospendere il voto sulle mozioni per “consentirci una risposta che non vuole essere solo una promessa”. Polillo ha infatti confermato la “volontà del governo di affrontare un tema tanto complesso” e che in parte è stato toccato con lo sblocco di “5,7 miliardi di euro nel decreto liberalizzazioni destinato alle imprese creditrici della Pa”.
L’ex ministro del Lavoro,
Maurizio Sacconi (Pdl), in apertura di discussione ha dichiarato: “Il fenomeno del ritardo nei pagamenti da parte delle Pubbliche amministrazioni appare intollerabile in primo luogo dal punto di vista dei principi liberali di tutela della buona fede, dell'affidamento e della certezza delle relazioni giuridiche. E tale intollerabilità - ha sottolineato - diviene anche maggiore alla luce delle sempre più serrate politiche di rigore sul versante degli adempimenti fiscali e del recupero dei tributi non pagati, le quali richiedono analoga sollecitudine nell'assolvimento degli obblighi contratti dagli enti pubblici nei confronti dei privati a fronte delle relative prestazioni”.
La senatrice
Maria Leddi (Pd) ha parlato di una “malattia mal curata divenuta cronica”. E l’origine del male è riconducibile all’inefficienza dell’amministrazione Pubblica causata da più fattori concatenati. Ricordando come negli ultimi mesi il dato sul ritardo nei pagamenti sia cresciuto drammaticamente, la senatrice ha esortato il governo a correre ai ripari in tempi brevi, per non penalizzare ulteriormente le piccole e medie imprese e non “lasciar morire il malato”.
L’Aula ha dunque chiesto al governo di “assumere tutte le iniziative necessarie per recepire e dare sollecita attuazione alla
direttiva 2011/7/UE, del Parlamento europeo che stabilisce termini rigorosi e non derogabili per l'adempimento delle obbligazioni monetarie delle Pubbliche amministrazioni, prima del termine di recepimento, fissato al 16 marzo 2013”.
Tra gli altri strumenti individuati, Sacconi ha chiesto di “rendere pienamente operative mediante l'adozione dei relativi decreti attuativi le disposizioni che prevedono la compensabilità dei crediti non prescritti certi, liquidi ed esigibili nei confronti delle regioni, degli enti locali e degli enti del servizio sanitario nazionale per somministrazione, forniture e appalti, con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo”.
Raffaele Ranucci (Pd) ha ipotizzato che “la maggiore liquidità derivante dai prestiti rilasciati dalla Banca centrale europea agli istituti creditizi, venga tempestivamente immessa nel sistema economico nazionale, allentando la stretta creditizia che frena la ripresa economica del Paese e rischia di condurre al collasso interi settori dell'industria e dei servizi”.