14/02/2012
Tanta soddisfazione ma anche la certezza che la battaglia continuerà a lungo. Queste le principali reazioni dopo la sentenza emanata ieri dal tribunale di Torino, che ha condannato a 16 anni di carcere rispettivamente il magnate svizzero Stephan Schmidheiny ed il barone belga Louis De Cartier per il processo Eternit. I due rispondevano di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. L’accusa ha dimostrato come i capi dell’azienda “avessero continuato, pur sapendo che l’amianto uccide, a mantenere operative le fabbriche per fare profitto e che avrebbero omesso di far usare tutte quelle precauzioni, come l’uso delle mascherine o dei guanti, per evitare che migliaia di persone si ammalassero di tumore al polmone o di asbestosi”.
Già all’ingresso dell’aula serpeggiava una sottile soddisfazione da parte del pubblico ministero, Raffaele Guariniello: “Comunque vada è un processo storico. È il più grande processo nel mondo e nella storia in materia di sicurezza sul lavoro. C'è stato un grande interesse da parte di tutti i Paesi in cui si è lavorato l'amianto. Questa è la dimostrazione che si può fare un processo. Bisogna lavorare per fare giustizia, noi abbiamo avuto aiuto da tutte le istituzioni”.
A sentenza pronunciata, è arrivato forte anche il messaggio del ministro della Salute, Renato Balduzzi: “Si tratta di una sentenza storica, ma la battaglia contro l'amianto non si chiude con una sentenza, sia pure una esemplare”. Sulla stessa linea di pensiero, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini: “La condanna dell'Eternit è giusta ed era inevitabile. Il problema è che non abbiamo ancora una mappatura completa dei siti che devono essere risanati per l'inquinamento da amianto. Speriamo che la sentenza su Casale Monferrato faccia da battistrada per avviare un serio, organico programma di bonifiche”.