22/02/2012
I numeri dell'Anbsc "certificano il fallimento dello Stato - secondo Pati - e sostenerlo non è un'esagerazione. Spesso queste società, quando erano in mano alla mafia, alla 'ndrangheta, alla camorra, alla sacra corona unita, inquinavano l'economia locale influenzando il mercato: se non si crea una rete per farle sopravvivere, per trainarle sul binario della legalità, si lasciano vincere le mafie. E' una sfida che non possiamo perdere". Sulle aziende confiscate "bisogna investire - rimarca il responsabile di 'Liberà - mentre non ci sono fondi pubblici per aiutare le cooperative a ripartire o per farne nascere di nuove dalla gestione dei beni confiscati. Anche per questo noi chiediamo al governo Monti, che ha finora mostrato grande sensibilità, di devolvere parte delle risorse che vengono sottratte ai mafiosi e che confluiscono nel Fondo unico giustizia, nonché parte delle risorse che provengono dai fondi europei regionali, ai progetti per supportare le cooperative nate o da avviare e non perdere potenziali posti di lavoro, tanto più preziosi in tempo di crisi". Tanto più considerando che ,"con il passaggio dalla gestione mafiosa a quella lecita - spiega Gaetano Paci, magistrato della direzione Distrettuale antimafia e sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Palermo - queste aziende perdono il sostegno, anche di natura illecita, che ne consentiva la sopravvivenza e l'accesso al credito, bancario e non". "E se le banche smettono di concedere mutui e finanziamenti - rimarca Pati, il responsabile di 'Liberà - finiscono per tagliare le gambe alle imprese confiscate: bisogna intervenire per agevolare l'accesso al credito, questa deve essere una priorità".
"La fiducia nell'esecutivo Monti c'è - assicura il responsabile di 'Liberà - anche se nel dl Semplificazioni approvato dal Cdm c'è una svista, un errore sui beni confiscati alla malavita". Il provvedimento, in un passaggio, prevede infatti che 'i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata che hanno caratteristiche tali da consentirne un uso agevole per scopi turistici possano essere dati in concessione a cooperative di giovani di età non superiore a 35 annì. "Ma per tali beni - spiega Pati - viene previsto il pagamento di un affitto, mentre la legge vigente prevede il comodato d'uso gratuito. Insomma, i beni vengono concessi ai giovani a titolo oneroso. L'articolo entra in contraddizione con quanto previsto dal codice antimafia e ormai da sedici anni di applicazione della legge 109/96". Un passo indietro, dunque, in una misura che non convince nemmeno il sostituto procuratore di Palermo. "Difficile individuare beni a scopo turistici - dice - è un'indicazione, quella contenuta nel provvedimento, che non trova riscontro nella realtà: di aziende così non ce ne sono". Per questo, "così com'e' stata fatta, rischia di restare una norma 'slogan' e nient'altro".