
21/05/2012
La Germania conferma il suo no agli eurobond
A confermare la posizione del governo guidato dalla cancelliera Angela Merkel è stato il sottosegretario alle Finanze Steffen Kampeter

La Germania non cede di un millimetro e continua a dire no agli eurobond. A confermare la posizione del governo guidato dalla cancelliera Angela Merkel è stato il sottosegretario alle Finanze Steffen Kampeter, quindi uno dei vice di Wolfgang Schaeuble.
Tutto questo alla vigilia dell'atteso incontro bilaterale tra i ministri economici francese e tedesco, Pierre Moscovici e Wolfgang Schaeuble, e del vertice europeo.
"Noi abbiamo sempre detto", ha affermato Kampeter intervistato dall'emittente radio pubblica Deutschlandfunk, "che introdurre gli eurobond sarebbe prescrivere all'Europa la medicina sbagliata nel momento sbagliato". E ha proseguito: "E quindi gli eurobond come medicina sbagliata avrebbero anche effetti collaterali errati e negativi… noi insistiamo nel ricordare che a nostra opinione il primo passo è restaurare la solidità delle finanze pubbliche dei paesi europei, e specie dei paesi membri dell'eurozona. E quindi il fiscal compact (il più recente patto per il rigore nella spesa pubblica e il consolidamento dei debiti sovrani, firmato da 25 su 27 paesi membri dell'Unione europea, ma ancora in attesa di ratifica da parte del Parlamento tedesco) è stato il passo giusto".
Il negoziato delle prossime ore, prima tra Moscovici e Schaeuble, poi al vertice europeo, si annuncia quindi difficile. Il nuovo presidente francese, François Hollande, ha insistito sia nel vertice bilaterale con la cancelliera Angela Merkel della settimana scorsa, sia al G8, che occorrono più iniziative per la crescita economica e l'occupazione. Al G8, si è trovato sulla stessa lunghezza d'onda del presidente del Consiglio italiano, Mario Monti, e del presidente americano, Barack Obama, quindi in netto contrasto con Angela Merkel. L'intesa franco-tedesca affronta insomma difficili prove. Ma la cancelliera deve anche risolvere i suoi problemi a casa: senza l'appoggio della Spd (socialdemocrazia, cioè opposizione di sinistra democratica) il suo governo di centrodestra non avrà la maggioranza dei due terzi necessaria per la ratifica del fiscal compact e per le prossime decisioni sul meccanismo Esm e in generale sul futuro dell'Europa.
A cura di : Francesco Ruoppolo
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