10/10/2011
Morti bianche, ogni giorno tre persone perdono la vita sul posto di lavoro
Nel 2010 i morti sul lavoro sono stati 980, mentre ammontano a 775.374 gli infortuni denunciati e a 42.347 le malattie professionali. Gli indennizzi da pagare sono pari a 5 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti oltre 3 miliardi di spesa sanitaria
Ancora oggi, alla fine dei primi dieci anni del terzo millennio, ogni giorno nel nostro Paese tre persone perdono la vita sul proprio posto di lavoro. Nel 2010 la realtà dei cantieri italiani denuncia numeri da campo di battaglia: sono stati infatti 980 i morti sul lavoro, 775.374 gli infortuni denunciati e 42.347 le malattie professionali. A renderlo noto è stato il presidente dell’Anmil, Franco Bettoni, che ha illustrato le cifre elaborate su dati Inail nel corso della 61esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Il fenomeno descritto dai numeri è tuttavia incompleto. Siamo in presenza di dati ancora non definiti, tant’è vero che la stessa associazione invita a essere prudenti nel fare un confronto con il 2009.
Ciò che si conosce con certezza è il totale delle persone con invalidità permanenti da lavoro titolari di una rendita vitalizia Inail: si tratta di 831.659 lavoratori, mentre le giornate lavorative perse a causa degli infortuni e delle malattie professionali sono in tutto 14.262.619. Gli indennizzi da pagare agli infortunati sul lavoro ammontano a 5 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti i 3 miliardi e 400 milioni che corrispondono alla spesa sanitaria annua destinata alla cura delle vittime di infortunio.
Insomma, nonostante gli sforzi prodotti dal legislatore negli ultimi anni per contenere la portata del fenomeno, il lavoro continua a mietere vittime. E i segnali che indicano una diminuzione del problema vanno in qualche modo interpretati. L'Anmil spiega infatti che “il calo del fenomeno infortunistico va stabilito con molta cautela soprattutto perché deve essere letto con riferimento ad un contesto occupazionale in grave difficoltà, caratterizzato in questi anni da un forte ricorso alla cassa integrazione guadagni e al lavoro a tempo parziale, che determina dunque una diminuzione delle ore lavorate ancora più rilevante. Inoltre non si può non notare che il calo riscontrato e' in buona parte dovuto al minor numero degli infortuni cosiddetti "in itinere", rispetto ad un aumento preoccupante dei decessi nel settore dei trasporti e nel lavoro femminile”.
Sull'argomento è intervenuto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in un messaggio inviato al presidente dell'Associazione Nazionale fra i lavoratori mutilati e invalidi del lavoro ha sottolineato che “gli infortuni sul lavoro e le morti bianche costituiscono un fenomeno sempre inaccettabile. La loro significativa riduzione nel 2010 deve essere considerata non un traguardo ma una tappa del percorso volto ad assicurare la piena osservanza di tutte le norme a garanzia della salute e dell'integrità fisica dei lavoratori”.
A cura di : Francesco Ruoppolo
Fonte : Redazione OIPA Magazine
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morti bianche, infortuni lavoro, Anmil, malattie professionali, indennizzi, spesa sanitaria