24/11/2011
Pensioni, il contributivo per tutti fa aumentare la tentazione di fuga
In forte crescita il numero dei lavoratori che, avendo maturato i requisiti per la pensione o vicini a raggiungerli, meditano un'uscita dal lavoro per le indiscrezioni che si susseguono sul piano del ministro del Lavoro Elsa Fornero

In fuga verso la pensione. La tentazione dell'esodo sta prendendo sempre più piede nelle ultime settimane, come accade ogni qualvolta viene annunciato un cambiamento in corsa delle regole.
I lavoratori che hanno già maturato i requisiti per la pensione di anzianità, la famosa
quota 96 (60 anni d'età e 36 di contributi oppure 61 e 35), o siano vicini al raggiungimento della meta, cominciano a prendere informazioni e a fare i calcoli. Tre le possibilità tra cui si trovano a scegliere: raggiungere il traguardo dei 40 anni di contributi, attendere i 65 anni per la
pensione di vecchiaia oppure tagliare la corda il prima possibile. Le persone interessate a quest'ultima soluzione, in forte crescita (come confermano anche dall'
Inps che vede presi d'assalto i suoi sportelli territoriali), sono spaventate dalla prospettiva legata ad un aumento delle soglie d'età per andare in pensione, certo. Per non parlare del possibile blocco dei
pensionamenti di anzianità, di un aumento dei requisiti fino a
quota 100 o di una stretta su chi ha già 40 anni di contributi.
Ma è l'introduzione del
metodo contributivo per tutti nella forma pro rata,
che molto probabilmente farà parte del piano che il ministro del Lavoro
Elsa Fornero si accinge a presentare, a rappresentare il vero spauracchio per molti lavoratori. La conseguenza più diretta e tangibile dell'entrata in vigore del nuovo sistema di calcolo, che interesserebbe i contributi versati dal 2012, sarebbe una riduzione dell'assegno. Restare al lavoro più anni garantirà un assegno meno leggero rispetto a quello del
metodo retributivo. Il problema riguarda in modo particolare coloro che nel 1995, ai tempi della
riforma Dini, avevano più di 18 anni di contributi. Per loro, il passaggio eventuale al contributivo farebbe scattare uno svantaggio.
Consideriamo l'esempio di un lavoratore con 35 anni di servizio e una retribuzione annua di 30mila euro. Se volesse raggiungere la soglia dei 40 anni di contributi, egli percepirebbe 1794 euro al mese anziché 1846 assicurati dal metodo retributivo, dovrebbe cioè rinunciare a 52 euro al mese. Lo stesso lavoratore perderebbe invece 32 euro se avesse oggi 37 anni di servizio (perché in tal caso il contributivo agirebbe solo sugli ultimi tre anni di versamenti) e 11 euro se avesse 39 anni di servizio e volesse restare al lavoro un altro anno.
A cura di : Francesco Ruoppolo
Fonte : Redazione OIPA Magazine
Tags :
riforma pensioni, contributivo tutti, fornero, inps, retributivo, pensioni anzianità, vecchiaia
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