
In un periodo di dilagante crisi come quella che sta attraversando il Paese, la problematica legata all’evasione fiscale continua ad assumere proporzioni inaccettabili. Una vera e propria voragine nelle casse dello Stato, costretto a pagare il conto salato di chi non vuole attenersi alle regole.
È così che i numeri lievitano provocando attimi di smarrimento anche tra gli addetti ai lavori. Il rapporto della Guardia di Finanza, in tal senso parla chiaro: gli sprechi nella “macchina Paese” tendono ad amplificare la loro portata e riguardano strettamente da vicino proprio i suoi dipendenti. Come ha illustrato il comandante generale delle fiamme gialle, Nino Di Paolo, le situazioni di illegalità riguardano sempre più i lavoratori dello Stato che svolgono illegalmente “attività” irregolari con particolare riguardo agli esborsi illegittimi nel settore sanitario. Solo nel 2011, infatti, sono state recuperate dalle forze dell’ordine ben 276 milioni di euro a fronte dei 30 del 2010. Numeri impietosi che vanno a sommarsi a quelli prodotti dai dipendenti che, senza la necessaria autorizzazione, hanno svolto doppi lavori senza rispettare l’orario di lavoro e senza pagare un euro di tasse all’erario. In svariati casi scoperti, gli stessi lavoratori a busta paga dallo Stato, hanno prestato il loro servizio anche per i privati in maniera ufficiosa. Sono circa 3300 i soggetti di quest’ultimo tipo che hanno prodotto un danno al fisco di circa 55 milioni di euro.
Negli ultimi dodici mesi sono stati effettuati 1.927 controlli e le persone denunciate sono state 2.137 con una frode che, appunto, sfiora i 280 milioni di euro. Lo scorso anno c’erano stati 1.401 interventi e i dipendenti scoperti a commettere illeciti erano stati 1.891, ma i soldi da recuperare erano in totale poco meno di 30 milioni di euro. Nel 2009, quando erano state effettuate 1.827 ispezioni, con 3.459 persone denunciate, la frode accertata era stata molto superiore a quella dell'anno scorso, oltre 98 milioni di euro. Un bilancio che non lascia spazio ad interpretazioni e che accresce il bisogno di un intervento immediato con delle precise priorità, soprattutto per quanto riguarda il settore sanitario. Dalla Guardia di Finanza il piano d’azione è già stato redatto: “La difficile situazione dei conti pubblici e le note dinamiche di crescita della spesa sanitaria rendono indispensabile ragionare in termini di utilizzo razionale delle risorse, a cominciare da quelle che si potrebbero liberare dall'eliminazione delle inefficienze, degli sprechi e delle frodi”. Due saranno i settori posti sotto la lente d’ingrandimento: “Le condotte illecite degli operatori di settore, che tendono ad intercettare gli ingenti flussi di spesa destinati al campo sanitario e sono solitamente riscontrati nella gestione e nella fornitura di beni o servizi sanitari; i comportamenti dei privati cittadini finalizzati a fruire di prestazioni a condizioni a cui non avrebbero diritto”. La lotta all’evasione va così ad intensificarsi con l’obiettivo di ridurre l’incidenza del debito pubblico. Anche la Corte dei Conti ha espresso il proprio parere al riguardo rimarcando l’importanza di far luce sulla folle voce della spesa sanitaria italiana. I risultati dell’ultimo triennio sembrano aver portato già discreti frutti. I danni segnalati sono stati di 715 milioni di euro (2009), 830 milioni di euro (nel 2010) e di 291 milioni di euro (2011) per un totale di 836 milioni di euro.
Agenzia delle Entrate, fisco: proroga di un mese per lo Spesometro