
Il lavoro manca, è vero; secondo gli ultimi dati ISTAT di novembre, il tasso di disoccupazione in Italia è dell'8,6%, mentre nei Paesi dell'Eurozona è del 10,3%. Si tratta del dato più alto da maggio 2010 (quando si era attestato all'8,7%), in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,4 punti percentuali rispetto a novembre 2010. La disoccupazione giovanile resta anch'essa su livelli record (un giovane su tre è senza lavoro).
Però è anche vero che in alcuni settori mancano i lavoratori: insomma il frigo è pieno, ma si muore di fame. Quel cibo non ci piace anche se non lo abbiamo assaggiato, abbiamo una sorta di pregiudizio generato dall’estetica, e non dal sapore o dai valori nutrizionali (e allora certi lavori li lasciamo fare a chi viene da Paesi con il frigo vuoto).
Dire che la crisi economica deprime l’occupazione è sicuramente corretto, ma è altrettanto vero che la stessa può creare opportunità di lavoro. Facciamo un esempio: nel 2010 le società che si occupano della tutela del credito, cioè che svolgono tutti quei servizi che servono per prevenire e per recuperare le morosità, hanno gestito circa 33 milioni di pratiche, per un valore complessivo di oltre 30 miliardi di euro. Un numero che quest’anno è in aumento in modo direttamente proporzionale al peggiorare della crisi. Qualcuno potrebbe dire “Ma questo lavoro non ci piace!”, così come il cibo rimane in frigo perché pensiamo che non ci piaccia anche se non lo abbiamo mai assaggiato.
O forse non abbiamo veramente fame, in qualche modo riusciamo comunque a cavarcela. Se avessimo veramente fame, forse assaggeremmo quel cibo, scoprendo cosi che non è male, anzi che è veramente buono.
Ma cosa fa un Operatore Tutela del Credito (OTC) o, come altri lo definiscono, un Negoziatore di Crediti Problematici (NCP)? Svolge un’attività per conto del creditore, ma nell’interesse reciproco del creditore e del debitore. Mentre è immediatamente comprensibile perché la sua opera produca effetti positivi per chi deve incassare, a prima vista lo è meno per chi deve pagare. Ma tale attività è svolta anche e soprattutto nell’interesse del debitore, perché gli evita di entrare nella macchina infernale (lenta, ma spesso inesorabile) della giustizia, con un risparmio di costi e di stress.
Basta fare un esempio: i ritardi di pagamento della PA nei confronti delle aziende fornitrici fanno sì che dalle casse delle stesse manchino circa settanta miliardi di euro ed è chiaro che questo non solo ha costituito un freno agli investimenti ed allo sviluppo, ma che ha altresì fatto chiudere un’impresa su quattro con un danno all’occupazione; da ciò deriva che le famiglie hanno maggiori difficoltà a rispettare i tempi di pagamento, i crediti da gestire crescono e cresce anche la necessità di addetti a tale attività.
Dunque un’attività, quella della tutela dei crediti, che deve essere vista non soltanto come giusta, ma ormai anche come indispensabile, perché i Tribunali non potrebbero di certo sopportare un ulteriore carico di contenziosi (d’altronde, anche il Decreto Alfano n. 28/2010 sulla mediazione obbligatoria va verso questa strada).
Senza la tutela del credito si innesterebbe, dunque, un circolo vizioso che deprimerebbe ancora di più l’economia dell’intero sistema Paese, ed ecco perché l’attività degli addetti alla tutela dei crediti, in questo momento di crisi, assume un ruolo assolutamente fondamentale.
Oggi, però, sono molte le aziende del comparto che hanno difficoltà a trovare personale, forse perché non si ritiene consona alle proprie attitudini l’attività proposta… Ma è quindi vero che non c’è lavoro? O forse è vero che, nonostante l’importanza sempre maggiore che questa professione sta assumendo e nonostante le interessanti prospettive di carriera, c’è una forte difficoltà a trovare persone capaci di mettersi in discussione?
Un mestiere per rispondere alla crisi